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Dove abiti?
"Podere le Calagne" (la nuova casa di Marco a Castel Arquato vicino a Fiorenzuola)
Viaggi molto per gareggiare, quanto spesso riesci a viveve a casa?
Durante l’anno sono fuori casa per almeno 150 giorni l’anno. Il resto del tempo lo passo a casa o dai mie genitori a Milano...o in vacanza...
Qual’e’ stata la tua esperienza di viaggio più avventurosa (relativa ai viaggi per gareggiare)?
È successo in nord America nel 2007, con il mio vecchi team. Eravamo giovani e non avevamo un programma di viaggio. Finimmo con andare 300 km a sud anzichè a nord dell’areoporto. Io guidavo e i mie compagni di squadra dormivano. Quando mi resi conto dell’errore, feci inversione e non glielo dissi neppure...ci misero un pò per rendersene conto!
Ti è mai capitato che qualcuno ti abbia riconosciuto all’aeroporto o sull’aereo?
Si. È successo in vacanza durante un viaggio a Zanzibar. Per combinazione un gruppo di tifosi si sono ritrovati nello stesso posto...
Come ti sei appassionato di ciclismo e qual’è stata la tua evoluzione come atleta?
La mia famiglia aveva una splendida casa al Lago Maggiore dove andavamo sempre in vacanza. A quel tempo ero appassionato di vari sport, tra cui calcio, karate ed altri.
Un anno il babbo mi regalò la mia prima mountain bike ed iniziai a divertirmi un sacco pedalando su sentieri, scale e rocce. Per svariate ragioni iniziai ad amare questo sport, ma vicino a Milano, dove abitavo, non c’erano posti adatti dove praticare il fuoristrada. Per questo motivo iniziai a gareggiare su strada, nonostante non mi abbia mai attratto molto. Passai quindi al ciclocross, che mi è sempre piaciuto moltissimo. Il passo successivo fu la mountain bike...
Indossi una maglia veramente speciale, cosa significa per te?
La maglia di Campione Italiano significa per me rappresentare la mia nazione. Sono molto orgoglioso di indossare la maglia italiana, e ritengo di poter essere ambasciatore dell’Italia nel mondo...inoltre è molto sexy...non credete?
Gareggi e ti alleni con Team CFR, hai qualche buffo episodio da raccontare?
Ce ne sono talmente tanti perchè siamo come una grande famiglia, e da quando Manuel si è unito a noi ce ne sono ancora di più...è un personaggio... Coppa del Mondo a Dalby Forest, gara sprint: dopo le qualifiche c’era un po’ di tempo a disposizione prima della finale, ma non sapevamo di preciso quanto perchè il programma era flessibile. Potevano essere 5 minuti come anche 30.
Manuel mi disse: Fonzie, prendiamo un caffè? Non ero molto convinto, ma dissi: perchè no? Così, tornammo verso casa che era situata a 500 metri dal tracciato di gara e prendemmo un espresso in velocitá.
Sul luogo di gara le batterie di qualificazione si svolsero più velocemente di quanto ci aspettavamo e la nostra semifinale stava per iniziare. Non avevamo telefoni o radio...Stephan, il nostro massaggiatore, ci venne a chiamare ma noi uscimmo dalla porta posteriore prima che lui entrasse e ci dirigemmo verso la zona di riscaldamento dove la tensione era giá salita alle stelle. Sulla via del ritorno incontrammo per caso Harry Catchpole, il giornalista della mia preferita rivista d’auto, EVO, cosicchè mi fermai anche a fagli i complimenti... Io e Manuel alla fine arrivammo appena in tempo...divertente, ma questo fece saltare i nervi al Team...aha, aha, aha
Hai pedalato e gareggiato con diverse bici Cannondale, ci sono delle condizioni in cui preferisci una bici piuttosto che un’altra?
Onestamente amo talmente tanto la mia Flash 26 che ci gareggio il 90% delle volte. In caso di percorsi veramente accidentanti e successivamente al mio incidente alla spalla, scelgo la Scalpel per avere un po’ di confort in più.
Hai delle attitudini speciali, oltre ad essere un atleta di livello mondiale?
Penso di essere portato alla guida veloce su strade tortuose, sia con la mia macchina sportiva che con la mia moto Cannondale S440...anche se il mio team manager non apprezza molto questa mia dote...
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